Sempre più numerosi studi indicano che l’alimentazione sana è in grado di salvaguardare il nostro corpo dall’insorgenza di neoplasie

Anche per le persone a cui è stato diagnosticato un cancro, un’alimentazione adeguata aiuta ad affrontare i malesseri provocati dalla malattia o gli effetti collaterali delle cure

L’ipotesi che l’alimentazione di tutti i giorni possa avere a che fare con l’insorgenza o, al contrario, con la prevenzione dei tumori ha attirato l’attenzione dei ricercatori già a partire dagli anni ‘40 del secolo scorso. Oggi sappiamo con certezza, grazie ai numerosi studi scientifici pubblicati sull’argomento, che esiste una precisa relazione tra dieta e cancro. Agli inizi le ricerche si basavano su raffronti, condotti a livello internazionale, di tutti i dati disponibili sull’assunzione di cibo nella popolazione generale con i tassi di mortalità per tumore. La prima scoperta, sensazionale per quel tempo, fu che esisteva una correlazione tra assunzione di grassi alimentari e insorgenza di tumore al seno.

Nei decenni successivi le tecniche di valutazione e i metodi usati negli studi scientifici sono migliorati al punto da definire un nuovo ramo della ricerca scientifica: l’epidemiologia nutrizionale. I meccanismi biologici con cui gli alimenti favoriscono la trasformazione tumorale delle cellule sono numerosi e complessi e quindi è ragionevole pensare che un’alimentazione preventiva significhi essenzialmente condurre una dieta equilibrata, in cui si mangiano un ventaglio ampio di alimenti diversi, assunti costantemente nel corso degli anni. Il fattore tempo infatti gioca un ruolo fondamentale. Perché i cambiamenti dietetici possano dare risultati tangibili, in termini di prevenzione oncologica, ci vuole tempo: per questa ragione è necessario che le abitudini alimentari “protettive” inizino già da bambini e siano portate avanti per molti anni. I segni tangibili dei cambiamenti nella dieta fanno la loro comparsa, a livello di prevenzione, dopo almeno 15 anni dal suo inizio.

Frutta e verdura

Uno dei dati ormai incontrovertibili che si trova in tutta o quasi la letteratura scientifica su questo argomento, oltre alla pericolosità dei grassi animali soprattutto per quanto riguarda il carcinoma mammario, è l’alto valore protettivo di frutta e verdura. Consumare questi alimenti in grandi quantità ostacola la comparsa della gran parte dei tumori: bocca, laringe, esofago, stomaco, intestino. Frutta e verdura sono infatti ricchissime di sostanze preziose, come vitamine, fibre e inibitori della cancerogenesi (flavonoidi e isoflavoni).

Non mettere in tavola ogni giorno questi alimenti significa privare l’organismo di importanti scudi naturali, che da un lato neutralizzano gli agenti cancerogeni e dall’altro riducono la capacità delle cellule tumorali di proliferare.

La terapia inizia con la cura della persona

Avere il massimo rispetto per le scelte e non avere fretta, il momento migliore per introdurre cambiamenti sullo stile di vita è tra i 18 e i 48 mesi dopo la diagnosi. Valutare l’impatto sulla qualità di vita, non esistono alimenti “cattivi” o “buoni” in assoluto, tutto va dosato con buon senso. Bisogna sottolineare l’importanza di dare priorità agli alimenti di origine vegetale includendo cibi ricchi di vitamine, minerali e altri nutrienti, alimenti non troppo calorici per evitare pericolosi aumenti di peso, una grande varietà di frutta e verdura di tutti i colori, cibi ricchi di fibre e cereali integrali.

Meglio eliminare del tutto l’alcol. Tutti i tipi di bevanda alcolica aumentano il rischio di sviluppare un cancro e di avere altri problemi di salute.

Il paziente in terapia dovrebbe farsi seguire da un nutrizionista specializzato nel settore, perché ogni percorso terapeutico ha le sue esigenze. Fidarsi dell’istinto può aiutare, coccolarsi ogni tanto con uno sgarro fa bene, ma può essere un’opportunità per migliorare la qualità dell’alimentazione.

La dieta mediterranea rimane ancora la migliore opportunità per la prevenzione primaria. Nuovi protocolli, messi a punto da centri specializzati, sono applicabili solo a condizioni particolari.

Francesca Naimo
Biologa Nutrizionista

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